Di Maria Fleurent. Verona, chiese Valdese e di S. Tomaso Becket: pagine rare e compositori poco noti nei concerti dei Cori diretti da Lorenzo Cipriani.
Viaggiare portando la propria arte musicale in molto luoghi non è raro in un ensemble. Particolare invece è la scelta dei due gruppi ʺCoro et ensemble instrumental Scarlattiʺ di Parigi e ʺCoro Vox Beata di Courbevoieʺ di attraversare la Alpi ogni anno per percorrere, di volta in volta, tutta la Penisola. Le due formazioni corali sono dirette dallo stesso Maestro, Lorenzo Cipriani, il che spiega la buona intesa raggiunta nel risultato d’assieme. Negli ultimi anni, hanno dato concerti nelle Puglie, nelle Marche, a Ravenna, Genova, Rapallo, nel cantone ticinese a Bellinzona, Verbania, nelle Langhe, senza dimenticare Venezia nelle chiese dove ancora aleggia la presenza di Monteverdi.

In questo febbraio 2025, la meta prescelta è stata la città di Verona, dove si sono svolti due concerti. Uno, nella piccola antichissima chiesa Evangelica Valdese (risalente al VIII sec d.C. e modificata in epoca romanica) e il pomeriggio successivo nella chiesa di San Tomaso Becket (o San Tomaso Cantuariense) che presenta un’ottima acustica, tanto da essere spesso sede di concerti.
Il Coro Scarlatti, fondato a Parigi nel 2011 dall’attuale direttore, è nato in seno al Centre culturel italien della stessa città: da qui viene la propensione a svolgere attività anche in Italia. Con la simpatia che lo contraddistingue, il Maestro Cipriani ricorda lo scambio di battute avvenuto con l’allora direttore del Centre, il prof Antonio Francica, napoletano di origine, il quale chiese a Cipriani, nato a Milano e residente in Francia: «Ma tu cosa c’entri con Alessandro Scarlatti?», musicista palermitano di nascita e morto a Napoli. «Anche un milanese parigino ha nel cuore Scarlatti – è stata la risposta – semplicemente perché è uno dei più bravi compositori della scuola napoletana e la sua musica è bellissima».
In questa occasione, al Coro Scarlatti si sono aggiunti alcuni giovani e talentuosi musicisti veronesi. Infatti, grazie alla collaborazione instaurata con il Dipartimento di musica antica del conservatorio ʺEvaristo Felice dall’Abacoʺ di Verona, e grazie al coordinamento della docente Anna Simboli, che il Maestro Cipriani ringrazia caldamente per il sostanziale aiuto generosamente fornito, nei concerti sono state applaudite le voci soliste di Inés Coutinho, soprano, e Nina Cuk alto, mentre alla sezione strumentale si sono aggiunti Ruben De Biasi all’organo, Lucia Campagnari e Somaye Tariverdy ai violini.

Nel programma figurava il Magnificat 610 di Vivaldi, una pagina poco conosciuta attribuita a Pergolesi, un intenso Salve Regina e l’originalissima Messe de Minuit di Marc-Antoine Charpentier. Quest’ultimo lavoro presenta una concezione peculiare, essendo basato su una decina di canzonette di Natale che erano di moda al tempo di Luigi XIV e che sono state dal compositore assemblate in un suggestivo ‘patchwork’, caratterizzato dal sapiente uso dell’alternanza del contrappunto romano, probabilmente mutuato da colui che si ritiene fosse il maestro di Charpentier, Giacomo Carissimi.
Brani strumentali anch’essi di rara occasione d’ascolto, e che per questo hanno suscitato vivo interesse tra il pubblico, sono stati la Sinfonia in do di Giuseppe Sammartini, che si potrebbe definire una sorta di ‘Omaggio a Vivaldi’, e la splendida Sinfonia di apertura dell’opera ʺPallade e Marteʺ della compositrice Maria Margherita Grimani.
Il programma ufficiale dei due concerti è terminato qui, tra il vivo consenso degli astanti che hanno chiesto insistentemente un bis. Per il quale è stato compiuto un balzo ardito ma attinente, dimostrando la versatilità interpretativa dei due Cori: la canzone ʺNous irons à Véroneʺ di Charles Aznavour.

E’ doveroso sottolineare che l’esecuzione di compositori francesi da parte di una formazione madrelingua guidata da un direttore naturalizzato francese e specializzato in questo specifico repertorio, ha costituito un’esperienza d’ascolto assai interessante, permettendo tra l’altro di apprezzare l’esatta prassi esecutiva dello stile francese, emersa soprattutto nel ʺdoppio puntatoʺ che consiste, in parole povere, in una lettura peculiare delle note che non corrisponde alla scrittura (proprio come avviene nel jazz). Non ultimo, il trovarsi ʺcatapultatiʺ in un contesto francese doc, ha costituito un’importante occasione di approfondimento di studio per i giovani musicisti del conservatorio veronese.
L’indagine sulla musica barocca portato avanti dal Maestro Lorenzo Cipriani, assieme alle formazioni da lui dirette, è ovviamente più vasta rispetto alla selezione presentata a Verona. Attirato principalmente dalla produzione musicale dei secoli XVII e XVIII, Cipriani (anche compositore, concertista dal vivo e in numerose incisioni discografiche, direttore artistico) ha focalizzato la sua carriera sulla (ri)scoperta di pagine dimenticate e di autori pressoché sconosciuti come le Litanie lauretane di Giovan Gualberto Brunetti, il Laetatus sum di Carlo Luigi Pietragrua, il Canto greco di Felice Giardini e altre delizie musicali.
Le tournée italiane di questi due Cori francesi sono brevi ma molto intense e significative. Il progetto di studio per il 2026 si incentrerà su una composizione di Michel Corrette, un Laudate Dominum molto particolare, con la collaborazione del Conservatorio di Udine, sede prescelta per la trasferta musicale del prossimo anno.
Recensione di Maria Fleurent
Chiesa Valdese e chiesa San Tomaso Becket, 21 e 22 febbraio 2025
Foto M.F.
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