Di Fiorenzo Cariola. Mantova, Casa del Mantegna: in mostra 170 immagini di cinque grandi protagonisti dell’arte fotografica.
Un tuffo nella Mantova degli ultimi 20 anni con gli occhi di cinque fotografi di fama mondiale. Passando di sala in sala si può fare un itinerario nell’identità della città: l’acqua, l’agricoltura e gli allevamenti suinicoli, l’architettura, i volti degli abitanti e l’operosità della popolazione. Il tutto documentato in 170 immagini, una più bella dell’altra, selezionate dal curatore Mario Peliti.
È quello che si può vedere alla Casa del Mantegna nella mostra che si sviluppa al piano terra della prestigiosa sede di via Acerbi 47 a Mantova che prende il nome dall’artista che ha lavorato e ha abitato nell’elegante edificio rinascimentale.

Gli scatti sono di Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasiucci, Luca Campigotto. Gli autori, raccontati anche attraverso le rispettive biografie nella cartellonistica, hanno dato lo spunto per il titolo dell’esposizione “4 B+ C”, un titolo matematico che riprede le iniziali dei cognomi degli espositori chiamati, a partire dal 2004, a più riprese, a raccontare Mantova e le sue trasformazioni nel corso di due decenni.
Trasformazioni, ma anche conservazioni, dato che sono molte le immagini delle piazze, dei monumenti, dei palazzi storici che sono rimasti immutati nel tempo e rappresentano i tanti biglietti da visita offerti dalla città ai turisti.
Apre la serie Barbieri che espone nelle prime due sale. L’acqua è l’elemento predominante. D’altra parte, in questa sezione intitolata “Il disegno dell’acqua” coglie un aspetto giustamente da valorizzare per una città circondata dai laghi e per un territorio solcato da una miriade di canali che corrono dal Lago di Garda al Po. Non manca una tappa al Santuario delle Grazie e nel cuore del Lago Superiore dove sono stati immortalati i fior di loto.
L’itinerario prosegue con le foto di Biasucci, rigorosamente in bianco e nero, più in nero che in bianco. Con un allestimento davvero originale, con blocchi di 9 immagini per volta, si punta all’anima “Manto”, la profetessa che ha dato il nome alla città, in un viaggio tenebroso e insieme luminoso, che attraversa le zolle, l’interno di una zucca, la cotica di un maiale, le mani che impastano, le foglie di ninfee e i volti femminili in chiaroscuro sempre al centro dei pannelli. Arte nell’arte.

Berengo Gardin continua la serie dei bianco e neo con i suoi “Incontri mantovani” e racconta la città con le sue atmosfere, i suoi ritmi e, ancora una volta, i volti dei mantovani ripresi nella quotidianità.
La tappa successiva è con Basilico, anche lui in bianco e nero. Fotografo, ma soprattutto architetto. E si vede. Emerge la Mantova metafisica. In primo piano i luoghi, i volumi, gli snodi, le epoche del vivere e del lavorare in una terra che ha ospitato le opere di grandi maestri da Leon Battista Alberti a Luigi Nervi.
L’ultima sala è quella di Campigotto e della sua “città operosa”. L’escursione è nel mondo del lavoro, soprattutto industriale. Gli impianti della chimica ci ricordano una presenza di ieri durante il boom industriale e di oggi tra le mille difficoltà per far fronte ad un mondo economico e ad un pianeta che cambia.
La mostra si chiude con un momento multimediale che riproduce tutti gli scatti in sequenza in due video di 14 e di 16 minuti.
L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Banca Agricola Mantovana – che ha fornito le foto della collezione – con il patrocinio della Provincia e del Comune di Mantova. L’ingresso è gratuito. È stata aperta al pubblico venerdì 7 marzo e lo rimarrà fino al 4 maggio 2025 nei giorni feriali e festivi. Si può visitare anche nei giorni di Pasqua, il 20 aprile, Pasquetta, il 21 aprile, il 25 aprile e il 1°maggio. Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito web: www.casadelmantegna.it.
Recensione di Fiorenzo Cariola
Mantova, Casa del Mantegna 7 marzo 2025
Foto allestimento: F.C.
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