MART: i capolavori della collezione Paolillo e della collezione Ferro, le opere di Marco Ferri e i libri d’artista donati da Guido Strazza.

Sono state presentate le nuove mostre di primavera del Mart, a Rovereto (Trento), tutte aperte al pubblico dall’8 marzo 2025: le prime tre visibili fino al 16 giugno mentre l’ultima fino al 29 giugno 2025.

Storia di L.F. Visioni di un collezionista”, a cura di Denis Isaia. A vent’anni dalla sua scomparsa, il Mart rende omaggio a Luigi Ferro, appassionato collezionista che con la moglie Carla Riboni ha dato vita a un’eccezionale raccolta di capolavori del ’900 italiano, in deposito al Mart dal 2006. Circa 50 opere, da Boccioni a de Chirico, da Savinio a Sironi, da Morandi fino a Fontana, testimoniano il gusto e la vita di un collezionista selettivo e scrupoloso.

“Atlante. La collezione Paolillo al Mart”,a cura di Alessandra Tiddia.La mostra presenta una selezione di opere, carte, dipinti e sculture, provenienti dalla collezione di arte moderna e arte primitiva di Vincenzo Paolillo, mecenate che ha deciso di donare la sua collezione di arte moderna europea e di arte extraeuropea al Mart. La sua ricerca di appassionato collezionista esplora i mondi del Futurismo, del Dadaismo, del Novecento italiano, ma anche della stagione Informale, fino ad arrivare alle opere di Tobey, Bacon e Sutherland.

“Focus | Marco Ferri. Abbi dubbi”, da un’idea di Vittorio Sgarbia cura di Denis Isaia.La mostra attraversa gli ultimi due decenni dell’opera di Marco Ferri sovrapponendo la produzione plastica e quella pittorica, in perfetto allineamento con l’ambiguità degli oggetti dell’artista, costantemente in bilico tra pittura e scultura.

“Focus | Libri d’artista di Guido Strazza. La donazione al Mart”. L’esposizione omaggia Guido Strazza, artista e incisore tra i più importanti nel panorama italiano. La mostra presenta una selezione di libri d’artista, disegni e incisioni mai esposte prima al Mart.

APPROFONDIMENTI

[Veduta della mostra Storia di L.F. Visioni di un collezionista. Ph Mart Rovereto, 2025]

STORIA DI L.F.
VISIONI DI UN COLLEZIONISTA
a cura di Denis Isaia
Mart Rovereto, 8 marzo – 15 giugno 2025

A vent’anni dalla scomparsa di Luigi Ferro, tra i maggiori collezionisti di arte italiana del Novecento, una mostra celebra la sua raccolta, dal 2006 in deposito al Mart di Rovereto.
Conosciuta come “la Collezione L. F.” viene riallestita interamente dopo quasi vent’anni dall’ultima esposizione, in occasione della quale fu definita “un tesoro”.
Tra i Boccioni e i de Chirico, i Morandi e Fontana anche due auto d’epoca, di cui una appartenuta a Clint Eastwood.

Da Umberto Boccioni a Giorgio de Chirico, da Savinio a Mario Sironi, da Giorgio Morandi a Lucio Fontana, circa 50 opere testimoniano il gusto e la vita di Luigi Ferro, un collezionista selettivo e scrupoloso che, insieme alla moglie Carla Riboni, ha dato vita a un’eccezionale raccolta di veri capolavori del Novecento italiano.

Nel 2007, il Mart aveva celebrato l’arrivo della Collezione L.F. con un percorso espositivo e un catalogo basati sulle tipologie storiche e stilistiche, un raffinato compendio delle principali correnti dell’arte italiana del XX secolo. In quasi vent’anni di presenza al Mart, queste opere hanno avuto numerose occasioni espositive che ne hanno arricchito la biografia: gli artisti e le opere della Collezione L.F sono stati valorizzati in numerose mostre, progetti e pubblicazioni, illustrano i libri di storia dell’arte, accompagnano i saggi nei cataloghi d’arte, compaiono sulle riviste di settore e persino nell’archivio digitale Google Art & Culture.

In più di un caso, si tratta di lavori straordinari e così noti da essere diventati popolari, come una delle celebri Piazza di Italia realizzate negli anni Venti da De Chirico, presente in mostra con ben otto prestigiose opere; ma anche un raro Autoritratto di Morandi, anche lui in mostra otto volte; oppure il Povero pescatore di Sironi, il Ritratto di Madame M.S di Gino Severini e, tra i più emblematici, il Nudo di spalle di Umberto Boccioni.

E ancora, tra i grandi nomi, Campigli, Casorati, Carrà, Marino Marini, de Pisis, Balla, Fontana, un prezioso disegno di Klimt e un acquarello di Kandinskij.

La storia di L.F. si è intrecciata con quella del Mart di Rovereto, dando vita a una grande e unica storia di amore, collezionismo e valorizzazione dell’arte. Negli stessi anni in cui la Collezione Ferro giungeva al Mart, il museo ebbe l’audacia di allestire Mito Macchina. Storia, tecnologia e futuro del design dell’automobile, una mostra divenuta epica tra gli studiosi di museografia, che seppe attrarre tanto il grande pubblico quanto gli amanti del genere.

Oggi nelle sale dedicate a Ferro campeggiano, luminose e bellissime, due auto d’epoca, acquistate dal collezionista: una Lancia Aurelia B24 S del 1955 e una Ferrari 265 GTB del 1966. Quest’ultima non è un multiplo qualunque, ma una leggendaria 265 appartenuta a Clint Eastwood.

Alla base della nuova mostra, curata da Denis Isaia, c’è la volontà di illustrare la biografia sentimentale di Luigi Ferro, un uomo nato in un ambiente umile che con concretezza, caparbietà e intelligenza è riuscito a costruire una vita di successi imprenditoriali e, parallelamente, di fine collezionista. Storia di L.F. mette in scena i principali nuclei che hanno mosso i suoi sentimenti e le sue passioni. Dal racconto del mondo rurale ancora di impronta ottocentesca legato all’infanzia umile nei sobborghi veronesi, al ruolo che nella sua vita hanno avuto le donne – in primis la moglie Carla Riboni – alla scoperta della modernità e dello stile (in mostra ci saranno anche due automobili appartenute a Ferro), fino alla meditazione più ermetica raccolta nella profonda attenzione che Luigi Ferro ha dedicato a Giorgio de Chirico.

Se la prima grande e continua passione è stata quella per la più innovativa pittura figurativa italiana della prima metà del secolo, non mancano la comprensione dei nuovi linguaggi del secondo Novecento, rappresentata per esempio da un Concetto spaziale di Lucio Fontana del 1960.

Dotato di straordinarie capacità di visione ed eleganza, Luigi Ferro è stato un vero e proprio uomo d’impresa conquistato dall’arte, di cui ha saputo riconoscere immediatamente i valori di qualità e rarità. In questo straordinario nucleo di opere si riflette “il grande racconto della vita” che Luigi Ferro cercava nell’arte, la storia di un fine collezionista che amava scegliere, come lui diceva, i “quadri che mi rappresentano”.

IL CATALOGO
La mostra Storia di L.F. Visioni di un collezionista è accompagnata da un catalogo con testi di Camilla Ferro, figlia di Luigi, e di Massimo Di Carlo, gallerista e amico. Presenti, inoltre, contributi di Vittorio Sgarbi, Presidente del Mart, e di Denis Isaia, curatore della mostra; il catalogo completo delle opere e le schede delle stesse, a cura di Gabriele Salvaterra, assistente curatore.


[Veduta della mostra Atlante. La collezione Paolillo al Mart. Ph Mart Rovereto 2025]

ATLANTE
LA COLLEZIONE PAOLILLO AL MART
a cura di Alessandra Tiddia
Mart Rovereto, 8 marzo – 15 giugno 2025

Una nuova preziosa collezione al Mart: è quella del mecenate Vincenzo Paolillo. Grazie a una generosa donazione, circa 100 opere entrano a far parte del prestigioso patrimonio museale. Insieme ad artisti già presenti, come Cagnaccio di San Pietro, Arturo Martini, Piero Dorazio o Karl Plattner, entrano in mostra alcuni lavori di grandi maestri come Francis Bacon, Graham Vivian Sutherland, Otto Dix. La collezione comprende un nucleo significativo di protagonisti dell’Espressionismo tedesco.

Non guardo a un particolare autore, ad una particolare tendenza. Scelgo quello che mi emoziona, indipendentemente dal nome. Vincenzo Paolillo

Il patrimonio del Mart è composto da numerose collezioni che sono confluite nelle disponibilità del museo trentino grazie a una lungimirante e strategica politica di prestiti, acquisti e pubbliche relazioni. Composta di circa ventimila opere, le Collezioni attraversano gli ultimi 150 anni di storia dell’arte con particolare attenzione alle vicende italiane, sia artistiche (grandi nomi, movimenti, correnti), sia collezionistiche (raccolte pubbliche, bancarie, familiari, individuali). Questa caratteristica rende quello del Mart un patrimonio vivo, che può modificarsi ed espandersi.

Nel solco di questa dinamica attività di ricerca e rapporti istituzionali, si inserisce la donazione del mecenate ligure Vincenzo Paolillo, recentemente formalizzata grazie al lavoro di Alessandra Tiddia, curatrice e conservatrice del museo.
Entrando nelle Collezioni del Mart, parte della raccolta viene presentata al pubblico con il suggestivo titolo Atlante. In mostra una preziosa selezione di opere, carte, dipinti e sculture, provenienti dalla collezione di arte moderna europea ed extraeuropea del donatore.

La ricerca dell’appassionato collezionista esplora i mondi del Futurismo con opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, dell’Astrattismo, del Dadaismo con Francis Picabia e Man Ray, del Novecento Italiano con Mario Sironi, Arturo Martini, ma anche della stagione Informale, da Emilio Vedova a Jean-Paul Riopelle, fino ad arrivare alle opere di Marc Tobey e di Hans Hartung.

Particolare rilievo per unicità e consistenza assume all’interno della collezione un nucleo di opere legate all’Espressionismo tedesco (Neue Sachlichkeit), che arricchiranno le collezioni del Mart di un segmento dell’arte contemporanea ancora scarsamente rappresentato, nonostante la prossimità geografica del museo con il mondo germanico. In mostra opere di George Grosz, Karl Hubbuch, Otto Dix, Franz Radziwill, Christoph Voll e Rudolf Schlichter accomunati da uno sguardo lucido e impietoso che desiderava “superare le meschinità estetiche della forma attraverso una nuova oggettività nata dal rifiuto della società borghese dello sfruttamento” (come scrisse il critico Gustav Hartlaub).

Il carattere internazionale della collezione Paolillo è espresso dalle opere presentate nella sezione intitolata Mondi surrealisti, dove spiccano i paesaggi onirici di Graham Vivian Sutherland e le figure perturbanti di Francis Bacon e un ritratto di Picabia.

UN COLLEZIONISTA ESPLORATORE
Vincenzo Paolillo nasce a La Spezia, in Liguria, nel 1939. Dai primi anni Settanta, in parallelo al suo lavoro di avvocato specializzato in diritto del lavoro, porta avanti un hobby che ben presto diviene una seconda vita: la fotografia subacquea e i reportages di viaggio a carattere naturalistico ed etnografico. Le foto scattate nelle profondità dei fondali marini di tutto il mondo, dal Tirreno all’Oceano Pacifico, dai ghiacci dell’Artico al Mar Rosso, gli valgono numerosi premi e sono pubblicate in moltissimi libri. Le immagini che ritraggono i luoghi da lui esplorati, mosso dalla ricerca di una natura incontaminata e dall’interesse per altri popoli, hanno illustrato le pagine di riviste come Airone, Vie del mondo, Oasis, Atlante, Geo, Terre sauvage, Grands Reportages.

In alcuni di questi viaggi, Paolillo è accompagnato dall’amico Gianfranco D’Amato, anche lui fotografo, con il quale realizza fotografie “a quattro mani”. Gli scatti di questo “collezionista esploratore” costituiscono un “atlante” di forme e colori che riflette lo stesso amore per forme e colori che ritroviamo nei quadri della sua straordinaria collezione.

Una sala della mostra presenta immagini realizzate in alcune delle tante campagne esplorative nei mari del nord e del sud e nelle regioni più remote del Centro Africa e dell’Oceania.
Infine, trovano collocazione al Mart alcuni manufatti scolpiti dal popolo Dogon del Mali e dalle popolazioni che vivono nei villaggi della parte alta del fiume Sepik in Papua Nuova Guinea.

IL CATALOGO
La mostra del Mart sarà accompagnata da un catalogo di prossima pubblicazione con i contributi e della critica d’arte Maria Floria Giubilei, sul sistema dell’arte e delle gallerie dalle quali provengono i dipinti, e un testo dell’antropologo Massimiliano Nicola Mollona (Università di Bologna) che traccia le relazioni far arte tribale e arte contemporanea, oltre al testo della curatrice Alessandra Tiddia e agli apparati di approfondimento.


[Veduta della mostra. Marco Ferri. Abbi dubbi. Ph Mart Rovereto 2025]

Focus | MARCO FERRI
ABBI DUBBI
da un’idea di Vittorio Sgarbi
a cura di Denis Isaia
Mart Rovereto, 8 marzo – 15 giugno 2025

Di prestabilito non c’è niente, inizio sempre dai materiali che trovo o ritrovo nel mio studio e spesso non ho idea di quello che succederà dopo, in fondo il bello è proprio questo: si può giocare montando e smontando come fanno i bambini e a volte sorprendersi del risultato. Marco Ferri

Il Mart dedica un focus espositivo all’opera dell’artista Marco Ferri, in un percorso composto interamente da opere provenienti dal suo studio. Nato a Tarquinia nel 1968, Ferri muove dall’iniziale fase giovanile, fondata sulla pittura di paesaggio, verso una più libera varietà di influenze, che vanno dalla cultura etrusca e mediterranea all’astrazione.

La rassegna esplora gli ultimi due decenni dell’opera dell’artista accostando la produzione plastica e quella pittorica, in perfetto allineamento con l’ambiguità degli oggetti dell’autore, costantemente in bilico tra la pittura e la scultura. Le spesse tavole dipinte da Ferri, infatti, tendono alla tridimensionalità grazie alla matericità della superficie, ottenuta con un procedimento basato sul togliere più che sull’aggiungere e liberamente ispirato alle tecniche del restauro. Allo stesso modo, le sue sculture recuperano geometrie e cromie di chiara matrice pittorica.

L’atteggiamento dubbioso che dà il titolo all’esposizione si ricollega così proprio a quell’indeterminatezza dimensionale che caratterizza gli oggetti dell’artista, richiamando al contempo l’atteggiamento di Ferri nei confronti del suo operare. Un’attitudine da sofisticato bricoleur, un’arte del montare, smontare e rimontare da cui scaturisce un racconto originale che si nasconde tanto nella caducità drammatica, lenta e inesorabile del tempo quanto nel libero gioco della forma e del colore, che prende vita nella sorprendente produzione ceramica. 


[Veduta della mostra. Libri d’artista di Guido Strazza. La donazione al Mart. Ph Mart Rovereto, 2025]

LIBRI D’ARTISTA DI GUIDO STRAZZA
LA DONAZIONE AL MART
Mart Rovereto, Foyer dell’Archivio del ’900
8 marzo – 29 giugno 2025

Nel 2018 Guido Strazza dona al Mart di Rovereto un importante nucleo del suo lavoro: 32 libri d’artista, 28 incisioni, 20 disegni a pastello, inchiostro, tempera, e un grande dipinto su tela, tutte opere datate fra gli anni Quaranta del ’900 e il 2016.

Il Mart dedica un prezioso omaggio a Guido Strazza (Santa Fiora, Grosseto, 1922), pittore e incisore tra i più raffinati nel panorama italiano, a cura dell’Archivio del ’900.

Dopo l’esordio futurista in mostre di aeropittura organizzate da Marinetti e l’esperienza in Sudamerica tra il 1948 e il 1953 (Perù, Cile, Brasile), Strazza torna in Italia e nel 1963 si stabilisce definitivamente a Roma, dove frequenta i laboratori della Calcografia Nazionale: nell’ambito di una ricerca segnica che coinvolge tutto il suo lavoro, approfondisce il linguaggio dell’incisione e le sue tecniche. È presente con sale personali alle Biennali del 1968 e del 1984. Fra le molte onorificenze, gli viene conferito dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio Antonio Feltrinelli per la Grafica nel 1988 e per l’Incisione nel 2003.

Nel 2018, grazie al sollecito interessamento di Giuseppe Appella – che ha dedicato a Strazza diverse pubblicazioni, fino al Catalogo generale dell’opera incisa (Allemandi, Torino 2020) – l’artista dona al Mart un’importante raccolta.

Da questo prezioso insieme di materiali che sta fra Biblioteca e Collezioni, fra stampa e pittura, è tratta la selezione esposta nel Foyer dell’Archivio del ’900 dall’8 marzo al 29 giugno 2025. A partire da Cuzco – Machu Picchu, cartella del 1953, per giungere a Novena, del 2002, l’esposizione presenta alcuni esemplari della lunga e ininterrotta ricerca artistica concentrata dapprima nel rigore dei rapporti segno-luce e luce-geometria per poi giungere a una produzione sempre più caratterizzata dalla gestualità.

BIOGRAFIA
Guido Strazza nasce a Santa Fiora nel 1922 e, giovanissimo, inizia l’attività artistica sotto la guida di F.T. Marinetti, che lo invita alle mostre di Aeropittura a Palazzo Braschi a Roma e alla Biennale di Venezia. Si laurea in ingegneria a Roma nel 1946, ma dopo due anni abbandona la professione per dedicarsi alla pittura. Parte per il Sudamerica, dove tra il 1948 e il 1953 visita Cile, Brasile e Perù e si interessa all’arte preincaica. A Rio de Janeiro viene iniziato alle tecniche incisorie dall’artista Fayga Ostrower. Espone alle biennali di San Paolo nel 1951 e nel 1953.

Nel 1954 rientra in Italia e apre uno studio a Venezia. Si trasferisce a Milano dove vive tra il 1957 e il 1963: sono di questo periodo i Racconti segnici, lunghe pitture su rotolo, gli studi sulle Metamorfosi delle forme, serie di cicli pittorici a tema dedicati al paesaggio, Balzi rossi (1958), Paesaggio olandese (1961).

È di nuovo a Roma, dove tra il 1964 e il 1967 frequenta il laboratorio della Calcografia Nazionale, chiamato dall’allora direttore Maurizio Calvesi, che aveva aperto agli artisti contemporanei la storica stamperia dell’Istituto. Nasce un fruttuoso rapporto con il calcografo Antonio Sannino, che indica a Strazza le soluzioni più adatte alla realizzazione a stampa delle sue opere. Il risultato di questa attività viene esposto, in una sala dedicata, nella Biennale di Venezia del 1968.

Negli anni Settanta, su invito di Carlo Bertelli, nuovo direttore, organizza e tiene corsi di insegnamento sulle tecniche incisorie assieme all’artista Giulia Napoleone. Nel 1979 Scheiwiller pubblica il suo libro Il gesto e il segno e a Milano, a Palazzo Reale, Strazza espone la serie Trama quadrangolare. Seguono altri cicli di pittura e incisione: Ricercare, Orizzonti olandesi, Insetti, Archi, etc.

Nel 1984 ha di nuovo una sala personale alla Biennale di Venezia. Tra le mostre successive si ricordano le antologiche del 1990 alla Calcografia Nazionale, del 2005 alla Basilica Palladiana di Vicenza, del 2017 alla Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma – che acquisisce anche il suo archivio -, e infine quella tenuta all’Accademia di Belle Arti di Roma tra il novembre del 2022 e il gennaio 2023 per celebrare i suoi cento anni.

Tra i vari riconoscimenti, si menzionano quelli conferitigli dall’Accademia Nazionale dei Lincei nel 1988 per la grafica e nel 2003 per l’incisione.

C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 8 marzo 2025
Immagine di copertina: Veduta della mostra Storia di L.F. Visioni di un collezionista
Ph Mart Rovereto 2025

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