Di Fiorenzo Cariola: 3000 reperti raccontano 9000 anni di storia. Ne parla Iames Tirabassi, Conservatore del Museo “Postumiae Antiquarium”.
La storia del territorio di 9 mila anni racchiusa in un museo. È quello che si potrà vedere dal 30 marzo 2025 all’archeologico “Postumiae Antiquarium” rimesso a nuovo. La sede di Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, in via Bruno Rizzi 1, esporrà più di 3.000 reperti ritrovati lungo il tracciato della Via Postumia. I lavori per il nuovo allestimento e per la ristrutturazione dei locali sono stati portati a termine grazie all’idea del Comune di Gazoldo degli Ippoliti, in collaborazione con il Ministero della Cultura Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Mantova e Lodi che si sono impegnati a progettare il restyling del museo e a trovare i finanziamenti.
Abbiamo sentito il curatore del progetto e dell’allestimento e Conservatore del Museo Iames Tirabassi

Il 30 marzo ci sarà l’inaugurazione del Museo. Quali saranno le novità introdotte per il pubblico che lo visiterà?
Siamo passati da un modesto antiquarium di provincia a un vero e proprio museo archeologico. Pertanto, non più soltanto poveri materiali raccolti sulla superficie dei campi, ma anche provenienti da importanti scavi condotti da Soprintendenza e Università. Tali reperti coprono un lasso di tempo che va dal Mesolitico al Settecento, mentre in precedenza avevamo solo reperti dell’età del bronzo, romani e rinascimentali.
È stato predisposto un percorso espositivo che ospiterà 3.000 pezzi. Quali sono stati gli aspetti che sono stati messi maggiormente in luce?
La ricchissima sala dedicata al Neolitico: periodo egregiamente rappresentato. Dalla fase più antica a quella più tarda e senza soluzione di continuità. Con reperti di elevato pregio scientifico ed estetico. Poi una piccola, ma significativa sezione dedicata ai Siti palafitticoli, e, soprattutto, una grande sala dedicata alla civiltà terramaricola con una quantità e qualità di reperti piuttosto inconsueti e raramente riscontrabili in altri musei. Inoltre, una stanza dedicata alla terramara di Bellanda, dove gli scavi li abbiamo ripresi nel 2021 dopo 140 anni di stasi. Infine, una vetrina dedicata al Bronzo Finale e pochi, ma significativi, reperti dell’Età del Rame e dell’Età del Ferro. Pregevoli manufatti di Età romana e medievale, oltre a belle ceramiche invetriate del XV-XVIII secolo.

C’è un reperto archeologiche che per lei rappresenta una rarità?
Sì, uno, direi, unico. Si tratta di un manufatto in terracotta, purtroppo un po’ danneggiato dall’aratro, che rappresenta un quadrifoglio, o se vogliamo, la prima “rosa camuna” rinvenuta fuori dalla Val Camonica. Proviene da una piccola terramara della media Età del Bronzo databile al XV-XIV secolo a. C.
Che civiltà era quella che abitava nell’area della Via Postumia?
Beh, la Via Postumia attraversa un territorio ininterrottamente frequentato dalla fine dell’ultima glaciazione ad oggi. Dai primi cacciatori-raccoglitori mesolitici autoctoni, agli agricoltori di diverse etnie provenienti sia dalla penisola che dall’Europa dell’Est. Poi le popolazioni dell’Età del Rame, compresa quella paneuropea del Bicchiere Campaniforme. I palafitticoli dell’Età del Bronzo che dai grandi laghi, lungo i numerosi corsi d’acqua si diffusero sulla pianura, quindi i terramaricoli, loro naturale evoluzione. E, alla conclusione di questo lungo periodo protostorico, le popolazioni del Bronzo Finale e dell’Età del Ferro. Fra queste ultime i Celti, gli Etruschi, i Veneti e i Liguri. Poi dal tardo II secolo a. C. i Romani e la storia che tutti conosciamo.

Il museo è un luogo per addetti ai lavori o può essere un luogo per attirare il turismo?
Diciamo, anche, per gli addetti ai lavori, dato che ci sono molti reperti inediti di pregio e in fase di studio, ma soprattutto per appassionati d’archeologia, studenti di ogni età, gruppi organizzati e anche semplici curiosi a digiuno d’archeologia, dato che filmati, pannelli, audio e didascalie consentiranno a chiunque di calarsi nella preistoria e nella storia di questo ricchissimo territorio padano. Quanto al turismo sarà un effetto secondario, se il museo piacerà il passaparola darà i suoi effetti.

Cosa si è fatto per rendere il museo inclusivo e accessibile per il pubbliche che ha problemi di deambulazione o altri handicap?
Per rendere inclusivo e fruibile a chiunque il museo sono state adottate alcune strategie che dovrebbero stimolare anche ipovedenti e diversamente abili, anche perché è un obiettivo della mission di questo museo finanziato, peraltro, da un apposito bando Pnrr. Percorsi a terra per ipovedenti e istruzioni in Braille; linguaggio nella lingua dei segni; postazioni tattili. Poi, provvisoriamente, una carrozzina montascale che, speriamo, possa essere in futuro sostituita da un ascensore che soddisfi i requisiti voluti dalla Soprintendenza per un edificio storico quale è la Palazzina degli Ippoliti.
Perché un visitatore dovrebbe decidere di venire a vedere il museo?
Perché non è uno dei tanti musei locali, ma un museo territoriale che rappresenta ben dieci Comuni, attraversati da un segmento di via consolare romana che, soprattutto nel corso della preistoria e della protostoria, sono stati al centro dello sviluppo di culture determinanti l’attuale assetto antropologico e morfologico di una estesa parte della Pianura Padana, ma anche perché è un museo ricco di reperti belli e affascinanti.
Intervista di Fiorenzo Cariola
17 marzo 2025
Foto: © Museo Postumiae Antiquarium
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Museo Postumiae Antiquarium
Via Bruno Rizzi, 1 – 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN)
+39 037 66 57 141
info@postumiaeantiquarium.it
www.postumiaeantiquarium.it
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