Palazzo Te: in mostra Giulio Romano, Tintoretto, Correggio, Zucchi, Rubens, Poussin e Penone. Prestiti da Louvre, Albertina, Prado, Galleria Borghese e Uffizi.

«Cinquecento anni fa due giovani uomini, il venticinquenne Gonzaga e il circa trentenne Giulio Romano, lasciano scaturire un’utopia artistica e politica, un’agenda culturale destinata a cambiare la storia dell’architettura e della pittura. Oggi Palazzo Te si istituisce come un luogo capace di ispirare sogni, visioni, creatività. Un luogo che da cinquecento anni è dedicato al “dare inizio” ». Con queste parole il direttore della Fondazione Palazzo Te, Stefano Baia Curioni, spiega lo spirito con cui l’istituzione mantovana si appresta a celebrare il Cinquecentenario (vedi qui e qui) di questo luogo straordinario anche per la capacità di continuare a parlare al presente e di guardare al futuro.

“Dal caos al cosmo. Metamorfosi a Palazzo Te” è l’esposizione curata da Claudia Cieri Via, dal 29 marzo al 29 giugno 2025, pensata per enfatizzare il percorso monumentale con capolavori del Rinascimento e che permette di riscoprire Palazzo Te come opera d’arte totale.

Attraverso una selezione di capolavori del Rinascimento, con prestiti dal Museo del Louvre, l’Albertina di Vienna, il Museo del Prado, la Galleria Borghese di Roma e gli Uffizi di Firenze, emergono in contrappunto gli innumerevoli riferimenti che possono scaturire da una lettura più approfondita dei tanti temi che il Palazzo custodisce.

Articolato in otto sezioni il percorso espositivo presenta opere dello stesso Giulio Romano e di altri Maestri come Tintoretto, Correggio, Jacopo Zucchi, Rubens, Nicolas Poussin fino al contemporaneo Giuseppe Penone.

Il Cinquecentenario di Palazzo Te è promosso dal Comune di Mantova, prodotto e organizzato da Palazzo Te con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e Fondazione Comunità Mantovana, con il supporto di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, in sinergia con Mantova città d’arte e di cultura .

[Polifemo, Aci e Galatea]

IL RACCONTO DELLE METAMORFOSI
Il racconto delle Metamorfosi di Ovidio attraversa le camere, le sale e le logge di Palazzo Te, dal caos delle origini alla dimensione temporale della storia, dalla übris dei mortali e le conseguenti punizioni da parte degli dèi, all’affermazione della loro supremazia sugli esseri umani. A Mantova, il percorso all’interno di Palazzo Te enuncia in apertura, attraverso i miti di Orfeo ed Euridice, di Apollo e Marsia e di Apollo e Pan, la contrapposizione fra le divinità, gli esseri umani e semiumani nella polarità fra apollineo e dionisiaco, che si esprime in particolare nella musica a corda di Apollo e di Orfeo e nella musica a fiato di Pan, nella danza armoniosa delle Muse e delle Grazie e in quella sfrenata delle Menadi e dei Satiri.

Le metamorfosi, dunque, coinvolgono la vita degli esseri umani, ma anche degli animali e delle piante, fino ad arrivare a processi di ibridazioni, di deformazioni, di cambiamenti di status che trovano una grandiosa espressione “nell’affresco cosmogonico” di Ovidio e di Apuleio che Giulio Romano mette in scena nelle pitture, negli stucchi, nelle decorazioni e nei linguaggi architettonici di Palazzo Te attraverso le sue metamorfosi in un mondo in continua trasformazione.

Da queste forme in incessante movimento prendono le mosse anche gli scrittori e gli artisti contemporanei, che frequentemente attingono alle Metamorfosi di Ovidio per immergersi nel mondo della natura vegetale e animale in un sentire all’unisono, per esprimere, al massimo delle loro potenzialità, le sperimentazioni di dinamismi in mutamento. È il caso di Dafne, che nella sua metamorfosi nella pianta dell’alloro sublima la violenza di Apollo, oppure di Siringa, che inseguita dal satiro si trasforma nelle canne che andranno a costruire la siringa di Pan, simbolo di armonia, ma anche di Arianna, che viene sublimata in una costellazione, o di Fetonte che sbalzato dal carro di Apollo per aver osato avvicinarsi troppo al sole precipita nel fiume Po, come racconta Ovidio.

Il lavoro di Penone sulla materia vivente è esemplare di questa filosofia della natura per trovare una certa assonanza con il processo artistico di Giulio Romano sulla  trasformazione/deformazione delle forme architettoniche assimilabili alla natura: dalle colonne tortili ai triglifi slittati che nell’ibridazione con le forme della natura, ma anche con il mostruoso e il grottesco, esprimono una rottura dei canoni stilistici classici nelle architetture in continuo movimento, in quelle trasformazioni manieriste che trasmettono anche una certa instabilità e trovano espressione nel potente affresco della caduta dei Giganti. 


APPROFONDIMENTO. IL PERCORSO MUSEALE ED ESPOSITIVO

[Apollo e Pan]

I. LE FAVOLE DI OVIDIO
Le favole latine e i miti greci rappresentano da una parte l’evasione della realtà nel fantastico, dall’altra le interpretazioni della realtà in forma simbolica. In questo senso è esemplare la decorazione complessiva di Palazzo Te, dimora di ozi e di piaceri, dove Federico II Gonzaga scelse le Metamorfosi di Ovidio come racconti allegorici del suo carattere e delle sue virtù.

È ciò che ci riferiscono le testimonianze in merito all’operato di Giulio Romano e della sua scuola, che a partire dalla Camera di Ovidio ricordano l’antico non solo nei soggetti ma anche nella composizione, che richiamano quelle del terzo stile pompeiano, su sfondo scuro e alternate a piccole scene di paesaggi. Qui le narrazioni ovidiane, attraverso i magnifici disegni di Giulio Romano, mettono in scena miti di amore e morte, come quelli di Orfeo ed Euridice, o della gara musicale fra la musica apollinea e dionisiaca fra Apollo e Pan e fra Apollo e Marsia.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Giulio Pippi, detto Giulio Romano Bacco e Arianna 1527 circa, inchiostro marrone con penna, lavis, pietra nera, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.
Giulio Pippi, detto Giulio Romano (attribuito) Contesa tra Apollo e Pan 1527 circa, inchiostro marrone con penna, lavis, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.
Giulio Pippi, detto Giulio Romano La competizione musicale tra Apollo e Pan 1527 circa, matita nera, penna bruna, Vienna, The Albertina Museum.
Giulio Pippi, detto Giulio Romano Frammento di Baccanale 1527 circa inchiostro marrone con penna, lavis, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.
Giulio Pippi, detto Giulio Romano Morte di Orfeo 1527 circa inchiostro marrone con penna, lavis, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.
Giulio Pippi, detto Giulio Romano Il supplizio di Marsia 1527 circa inchiostro marrone con penna, inchiostro nero con penna, lavis, carta beige, pietra nera, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.

II. LA CICLICITÀ DEL TEMPO
Il percorso attraverso le Metamorfosi raffigurate a Palazzo Te trova un importante nucleo nella Camera del Sole e della Luna, dove Giulio Romano raffigura sulla volta il carro di Apollo e quello della Luna in movimento l’uno dietro l’altro, restituendo una efficace immagine del grande tema della ciclicità del tempo che apre il secondo libro del poema di Ovidio.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Niccolò Degli Agostini Tutti li libri de Ovidio Metamorphoseos tradutti dal litteral al verso vulgar con le sue allegorie in prosa et istoratio 1522 Roma, Biblioteca Nazionale Centrale

[Fatiche di Ercole. Il leone di Nemea]

III. VIRTÙ, EROS E POTERE
All’interno di questa sezione, che si apre con il confronto tra i monocromi della sala dedicati alle vicende di Ercole e le incisioni tratte da questo apparato decorativo, viene evocato il celebre ciclo degli Amori di Giove, commissionato da Federico II Gonzaga a Correggio in occasione del soggiorno di Carlo V a Mantova. Le opere con le trasformazioni del padre degli dèi, qui esposte in originale o in copie del XVII secolo, sono tra le raffigurazioni più sensuali e coinvolgenti di tali miti.

Ma come racconta Ovidio nelle Metamorfosi (VI, vv., 1-145) le feroci passioni del padre degli dèi vengono denunciate nel divenire il soggetto dell’opera di tessitura con cui la giovane Aracne sfida Minerva in una gara al telaio. La dea incolpando la giovane tessitrice di un grave atto di superbia, la punisce trasformandola in un ragno. La vicenda è ben raffigurata da Jacopo Tintoretto nel dipinto che si conserva alla Galleria degli Uffizi.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Ludovico Dolce Le trasformationi di M. Lodouico Dolce  1561 Mantova, Biblioteca Teresiana
Adamo Scultori (incisore) Giulio Pippi, detto Giulio Romano (inventore) Ercole strangola il leone Nemeo bulino, Roma, Istituto Centrale per la Grafica.
Adamo Scultori (incisore) Giulio Pippi, detto Giulio Romano (inventore) Ercole e Anteo, bulino, Roma, Istituto Centrale per la Grafica.
Antonio Allegri, detto Correggio Danae 1530-1531 olio su tela, Roma, Galleria Borghese.
Eugenio Cajes (copia da Antonio Allegri, detto Correggio) Ratto di Ganimede 1604, olio su tela, Madrid, Museo Nacional del Prado.
Eugenio Cajes (copia da Antonio Allegri, detto Correggio) La favola di Leda 1604 olio su tela, Madrid, Museo Nacional del Prado.
Jacopo Robusti, detto Tintoretto Minerva e Aracne 1575-1585 olio su tela, Firenze, Galleria degli Uffizi (Collezione Contini Bonacossi)

IV. EROS, IBRIDAZIONI E SUBLIMAZIONE
Il dialogo non avviene solo tra le varie favole antiche, ma anche tra autori. È in questa sala che si materializza il rapporto tra la narrazione ovidiana e quella di Apuleio. Il racconto del mito di Amore e Psiche è qui rappresentato nella volta con toni scuri e scorci incredibili che comunicano attraverso le improvvise illuminazioni i momenti della storia legati alle trasgressioni e alle punizioni. L’incontro tra i due amanti viene ben descritto, e in questa occasione posto a confronto, anche dal pittore Jacopo Zucchi, che con la stessa cura dei particolari rappresenta ogni oggetto presente nella stanza in cui si incontrano il dio e la bellissima giovane.

Nella parte bassa si avvia un racconto per lo più gioioso che si svolge sulle pareti sottostanti dove la solarità del banchetto nuziale è seguito da altri miti d’amore e morte, come Venere e Marte e Venere e Adone, ma anche da metamorfosi, in continuità con quanto già proposto a Roma da Raffaello, Sebastiano del Piombo e dallo stesso Giulio Romano in vari contesti decorativi, tra i quali quello di Polifemo e Galatea sia nella Loggia della villa di Agostini Chigi a Roma, sia nella loggia di Villa Madama.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Jacopo Zucchi Amore e Psiche 1589 olio su tela, Roma, Galleria Borghese
Giovanni Battista Scultori (incisore) Giulio Pippi, detto Giulio Romano (inventore) Giove e Olimpiade 1538 bulino, Vienna, The Albertina Museum.

V. L’ORDINE DELLE STELLE
La metamorfosi è movimento continuo, dal cosmo, qui rappresentato nella complessità dei venti e delle costellazioni che influenzano i caratteri degli esseri umani, al caos,che attiva tematiche come il doppio, l’ibrido e la trasformazione di corpi e forme.
Il mito di Narciso è doppio nel suo rispecchiamento sull’acqua ed è doppio nell’eco del suono e della voce della ninfa Eco, ma entrambi tendono all’unità, al cosmo, come Ermafrodite e Salmace.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Justus Glesker Ermafrodito 1664-1669 avorio, Firenze, Galleria degli Uffizi (Avori Bargello (1878)
Giovanni Antonio Boltraffio Narciso al fonte 1500-1510 olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi.
Ippolito Scarsella, detto Scarsellino Salmaci ed Ermafrodito 1615 circa olio su tavola, Roma, Galleria Borghese.
Adamo Scultori (incisore) Giulio Pippi, detto Giulio Romano (inventore) Cattura di grandi pesci 1563-1565 bulino, Milano, Castello Sforzesco, Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli

[Ratto di Europa]

VI. SUPERBIA, PUNIZIONE, VIOLENZA
La rappresentazione della caduta di Fetonte, che perso il controllo dei cavalli del carro di Apollo rovina, campeggia sulla volta della Camera delle Aquile in un meraviglioso e ardito scorcio prospettico.

In questo ambiente, negli stucchi della volta la metamorfosi assume il significato di strumento d’inganno per le divinità dell’Olimpo ai fini di insidiare e rapire le giovani ninfe per possederle. È il caso del ratto di Europa da parte di Giove, di Anfitrite da parte di Nettuno ma anche di Proserpina rapita da Plutone. I magnifici disegni di Giulio Romano per questi stucchi sono per lo più ispirati a rilievi antichi, come nel caso del sarcofago con il ratto di Proserpina, ripreso, anche attraverso la mediazione del disegno di Giulio Romano, da Rubens nel dipinto che si conserva a Parigi (Musée du Petit Palais) e che l’artista poteva aver visto in occasione del suo soggiorno a Mantova nel primo decennio del Seicento.    

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Giulio Pippi, detto Giulio Romano Nettuno rapisce Anfitrite 1527-1528 circa, inchiostro marrone con penna, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques.
Pieter Paul Rubens Ratto di Proserpina 1614-1615 olio su tavola, Parigi, Musèe du Petit Palais.

VII. METAMORFOSI E PERFORMANCES NELL’ARTE E NELLA NATURA
Il racconto del poema di Ovidio approda dal caos delle origini del mondo alla dimensione temporale. Da queste forme in continua trasformazione prendono le mosse anche gli scrittori, i poeti e gli artisti contemporanei che attingono ai miti delle Metamorfosi di Ovidio per immergersi nella natura vegetale e animale in un sentire all’unisono. Fra questi è emblematica la vicenda di Dafne, che nella sua trasformazione in alloro sublima nella pianta il terrore della violenza di Apollo.

Il lavoro di Penone sulla materia vivente è esemplare di questa filosofia della natura, così come quello di Giulio Romano che elabora il movimento negli elementi architettonici e nelle decorazioni plastiche, che da oggetti si trasformano in profili umani, animali o naturali.

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Giuseppe Penone Dafne 2014, bronzo, Collezione Giampiero Rinaudo & Antonella Falaguerra. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice e Torino

VIII. DAL CAOS AL COSMO: L’ANTICO, LA STORIA, I TRIONFI
Le Metamorfosi di Ovidio sono un testo fondamentale anche dal punto di vista storico, dato che il poeta decide di concludere la sua opera con l’apoteosi di Cesare, narrata nel libro XV. Infatti, il poema venne ultimato nel primo decennio del I secolo d.C. e al suo interno vengono narrati oltre duecentocinquanta miti del mondo antico. La sua straordinaria importanza consiste nella radicale novità con cui il poeta augusteo – celebrato da Nicolas Poussin nel dipinto che raffigura il suo Trionfo probabilmente assumendo la fisionomia del più grande poeta e letterato del tempo, Giovan Battista Marino – affrontò l’argomento mitologico, che, dietro una apparenza di favola, nasconde un alto significato morale. Il suo ritratto si può infine rispecchiare negli stessi versi del poeta che concludono le Metamorfosi.

«E ormai ho compiuto un’opera che né l’ira di Giove né il fuoco, né il ferro, né il tempo che tutto rode potranno cancellare. Quando vorrà verrà pure il giorno fatale e…ponga fine allo spazio della mia vita. Ma con la parte migliore di me io volerò in eterno più in alto delle stelle, e il nome mio rimarrà indelebile. E ovunque si estenda sulle terre domate la potenza romana, le labbra del popolo mi leggeranno e per tutti i secol, grazie alla fama, se qualcosa di vero c’è nelle predizioni dei poeti, io vivrò.»  (Metamorfosi, XV, vv. 870-874)

IN MOSTRA IN QUESTA SEZIONE
Nicolas Poussin (cerchia) Trionfo di Ovidio 1625 circa olio su tela, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini.

C.S.M.(F)
Fonte: comunicato stampa febbraio 2025
Immagini: Fondazione Palazzo te e Ufficio Stampa Facco

DAL CAOS AL COSMO. METAMORFOSI A PALAZZO TE
29 marzo – 29 giugno 2025

Museo di Palazzo Te
Viale Te, 13 – 46100 Mantova
T +39 0376/323266
biglietteriemusei@comune.mantova.gov.it
www.palazzote.it
www.centropalazzote.it
https://www.facebook.com/FondazionePalazzoTe/

Video: https://www.centropalazzote.it/palazzo-te-500/

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